Cinema nell’Aspromonte

È stato «Anime nere», il pluripremiato film di Francesco Munzi tratto dal best-seller di Gioachino Criaco, a rendere la Calabria, regione finora ritenuta “difficile” per il Cinema, a set ambito per una produzione cinematografica di qualità.
La Calabria di «Anime nere» non è peraltro quella delle aree urbane ma quella interna e impervia dell’Aspromonte, una Calabria bellissima e selvaggia in cui i forti contrasti del paesaggio raccontano e descrivono quasi mimeticamente quelli della storia che scorre sullo schermo.
Oggi i riflettori si riaccendono di nuovo su quel piccolo mondo antico (più arcaico che antico, per la verità) della montagna reggina, con il film di Mimmo Calopresti tratto dal romanzo di Pietro Criaco “Via dell’Aspromonte” che proprio in questi giorni ha visto il primo ciak.
Il film, prodotto da Fulvio Lucisano, vanta un cast di prim’ordine, da Valeria Bruni Tedeschi a Marcello Fonte, da Francesco Colella a Marco Leonardi a Sergio Rubini. Così come in «Anime nere» però anche in questo caso molti degli attori saranno ragazzi e persone del luogo. La magia così si ripete ancora una volta: un luogo ritenuto perduto e per molti versi maledetto si ripropone come luogo di produzione e irradiazione di cultura.
Anche il libro, da cui verrà tratto il film, è opera di uno scrittore aspromontano, originario, come il suo quasi omonimo, di Africo, Pietro Criaco.
La storia stavolta non è però una storia di delinquenza. I protagonisti del racconto non sono anime nere, ma caparbi calabresi alla ricerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli.
La voce narrante del racconto è quella di Andrea, un bambino di Africo, che racconta del suo paese isolato sull’Aspromonte, dove negli anni ’60 non c’è ancora la luce elettrica né un medico per curare la gente. Alcuni paesani, guidati dal padre di Andrea, decidono allora di costruire una strada di collegamento con i paesi costieri poiché essa rappresenta il sogno, l’idea, la sopravvivenza, il tramite per conoscere altra gente e altre culture. Naturalmente ci sono quelli che per motivi diversi si oppongono a questo progetto: il sindaco della Marina perché ha troppi interessi politici e il malavitoso Don Totò che intende mantenere il suo potere sul territorio. Mentre si snodano le vicende legate alla costruzione della strada, Andrea vive i momenti ideali dell’infanzia e dei primi rossori, e comprende, man mano che la storia si sviluppa, che anche quando le speranze sembrano svanire ci può salvare soltanto l’utopia. Un romanzo delicato dunque, come lo sguardo del protagonista che si affaccia sul mondo, e malinconico, per la consapevolezza che i problemi del Sud sono quelli di sempre.
Il romanzo è stato tra i tre finalisti del premio John Fante 2018.